Il nuovo pacman

E’ un po’ che latito dal web, in realtà no.

Ci sto giusto il tempo per lavorare ai miei due ultimi progetti.

Il primo è praticamente completo, ed è il nuovo sito di Alberto Pastore Pacman, ve lo ricordate?

In pratica mi rendo conto che per i non addetti del settore sembra non esserci pressochè cambiamento, ma a parte la grafica scarna appositamente su richiesta del Pacco, ora il motore su cui girà l’ambarabam è wordpress, con tutte le peculiarità del caso.

Vi consiglio di farci un giro, alcuni di questi lavori sono fantastici.

pacman.anticteatre.com

P.S.

lavorare con un punk diventato grande è tutta una storia strana, fatta di ricordi al limite dell’assurdo allo spuntare di ogni nuova foto…

Disegni dalla pelle

Alcuni tatuaggi che mi son particolarmente piaciuti:

lupo-martinQuesto viene direttamente dal disegno di Martin, illustratore e poeta.

Il lupo è un’animale da branco, ma alcuni di loro seguono i compagni solo fino a che la strada è la stessa, per poi cambiare percorso quando non sta più bene.

Le pecore continuano a seguire le altre tappandosi occhi, naso e orecchie. (disegno di martin, ago di steo)

veliero-pasicoUn veliero naviga nella tempesta e nella distro pasica e rimane saldo anche quando chi segna la rotta e chi fa da carta nautica sono entrambi ubriachi fradici… (disegno di gabra, ago di michelone)

 

 

paki-vincenzoSul cuore rimangono i ricordi, un animale che ha cambiato il tuo destino o un amico che non c’è più. Il Tao può essere disegnato diversamente dal solito, rompendone l’equilibrio. (disegno crossover tra vincenzo e paki, ago di jonni)

 

vincenzo-paki

carpa-koi-tattooLa carpa (KOI in giapponese) che risale la corrente fa parte della mitologia del paese dei samurai.
Un’antica leggenda giapponese racconta di una carpa coraggiosa e ostinata che dopo aver risalito la cascata situata sulla Porta del Drago, lungo il Fiume Giallo, superando ostacoli e spiriti malvagi divenne un grande drago trasformata dagli dei impressionati da tanto coraggio. Segna quindi il passaggio nell’età adulta dei più giovani.
I fiori di ciliegio sono il simbolo dei samurai, sono fiori dallo spettacolo incantevole, ma che con un semplice temporale possono venire spazzati via metafora della vita dei samurai, che usciti per andare in guerra, con un solo colpo di spada rischiano di non tornare più. (disegno e ago di sasà).

Tutta la galleria la potete gustare qui sotto:

Xenofobia gusto Lupo Alberto

Son passati 10 anni, ora queste vicende finiscono peggio.

Chi è senza documenti viene spedito nei CIE, ex CPT istituiti solo 4 anni dopo questa vicenda grazie all’ art 12 della legge 40 del 1998

Da Lupo Alberto 113, del Novembre 1994

…Sull’autobus che collega il centro di Torino con la periferia Ovest, dove abito io, vi sono alcune persone che, come me, rientrano dopo la giornata lavorativa, Fra di essi c’è un ragazzo marocchino.

All’altezza di Collegno salgono tre controllori, i quali “pizzicano” l’extracomunitario in possesso di un biglietto irregolare in quanto è stato obliterato due volte. Il ragazzo si difende affermando di essere ignorante, nel senso che non conosce le norme per l’uso del biglietto, ma, naturalmente, nessuno gli dà ascolto e, anzi, due dei tre controllori gli intimano di tirare fuori i documenti per gli accertamenti di rito; così alla fermata successiva il ragazzo tenta disperatamente di fuggire dalle porte aperte, ma viene subito immobilizzato, un uomo per braccio…

Fin qui nulla di particolare da aggiungere: non sapremo mai se il ragazzo voleva veramente fare il furbo per non pagare il biglietto, o se era davvero in buona fede. Nel caso della seconda ipotesi, la colpa si potrebbe attribuire alle carenze della nostra società, che non si occupa quasi per niente (mi pare) dell’integrazione degli immigrati, tant’è vero che costoro si ritrovano in cerca di lavoro in un paese che non conoscono e dove nessuna istituzione si prende la briga di offrir loro una giusta informazione su quelli che sono i problemi pratici e burocratici della vita di tutti i giorni del nostro Stato, ivi comprese le norme che regolano il “banale” utilizzo dei documenti di viaggio sui mezzi pubblici…

Quello che non mi è piaciuto, però, è stato il seguito della vicenda. Il fuggitivo viene dunque immobilizzato, ed in quella sopraggiunge rapidamente il terzo controllore, un omone baffuto grande e grosso.

Chiama l’intervento di una volante della Polizia con la propria ricetrasmittente, dopodiché apostrofa minacciosamente il marocchino: “Fai il furbo, eh?!? T’insegno io a …! Guarda, che qui non sei al tuo paese, neh?!? Qui sei in ITALIA! Se vuoi rubare te ne torni in AFRICA!!” Il ragazzo lo guarda allora ferocemente negli occhi e gli dice: “Dov’è che sarei qui ?!?…”, ricevendo come ovvia risposta: “Sei a Collegno, nel MIO PAESE” Ma il ragazzo prontamente replica: “No! Questo NON ESSERE TUO PAESE! Questo essere MONDO!!”.

Sentito questo, ho visto un signore con gli occhiali seduto davanti a me annuire silenzioso col capo, pensando evidentemente tra sè e sè che il marocchino, stavolta, aveva risposto giusto…

Il ragazzo è stato portato poi via dalla volante che li aspettava a qualche fermata più in là.[…]

Silvia Negri, Torino

Il tilt delle Bike Sharing

Vorrei aggiungere e spiegare meglio ulteriori pecche del nuovo sistema di condivisione delle bici promosso dal comune di Torino al mio articolo precedente su questo argomento che potete trovare nel blog.

La prima è relativa agli scarsi servizi di aggiornamento della posizione dei nuovi punti gialli, la nuova posizione è solo online, ma quando sei in giro viene difficile accederci, c’è però un’applicazione che si può scaricare se ti compri un cellulare da minimo 150 euro che ti dice dove son i punti gialli. Ma in effetti a questo punto è meglio comprarsi un cellulare da 50 euro, una bici da altrettanti e stai a posto.

La seconda sono gli errori software e tecnici delle colonnine. Breve preambolo su come funzionano: per il prelevo cerchi la colonnina dove c’è led verde acceso, tiri fuori la tessera, la appoggi sulla colonnina, lei inizia a bippare piano e il led verde lampeggia, poi quando bippa più veloce tiri fuori la bici. Se c’è luce rossa la colonnina non funziona. Per la consegna arrivi, metti la bici nella colonnina incastrando il perno di aggancio e aspetti che smetta di bippare e lampeggiare fino a luce verde fissa. Procedure assai facili, ma che ieri non hanno funzionato. Arrivo in una delle colonnine più problematiche della città, quella sul ponte Bologna, vicino a Porta Palazzo. Le bici son sempre sciacallate e spesso le colonnine segnano rosso.

In particolare però ieri mi capita una cosa nuova, scelgo una bici con le ruote gonfie, passo la tessera sul lettore e mi bippa rosso. Sorpreso scelgo un’altra bici, passo la tessera e bippa di nuovo rosso.

Inizio così a passare in rassegna tutte le bici, fino a che dopo nove sonori bip rossi (e la paranoia che per un oscuro motivo mi abbiano sospeso la tessera) mi risponde un bip verde. Afferro quindi subito la bici e vado verso casa, con l’ansia, poi risultata infondata, che non me la farà riconsegnare.

La bici ha però le gomme sgonfie…

A questo proposito mi era stato detto che per ogni problema si poteva contattare l’assistenza tecnica, da un interfono posizionato a fianco di ogni stazione. Ne ho girati di punti gialli bici, ma sinceramente fino ad ora non ne ho notato nemmeno uno.

E’ normale che avvengano tutti questi problemi quando si offre un nuovo servizio, è importante però provvedere alla risoluzione degli errori tempestivamente.

 

Potare le susine, atto secondo

Continuo, o meglio inizio dopo l’articolo dell’altro ieri.

susino-potato-particolariCome ogni albero da frutto il susino o prugno va potato quando è ancora in fase dormiente (in questo periodo siamo quasi oltre al limite), quando nei tronchi non scorre molta linfa e quando non son ancora spuntate le gemme.

L’albero si pota per due motivi, il primo per rendere accessibili i frutti, non ha senso rami che si protendono per metri in alto al di fuori della portata di raccolta, che farà si che i frutti marciscano sui rami. Il secondo è un cercar di limitare la produzione di frutta in favore della qualità. Meno rami danno più frutti grossi, saporiti e vigorosi, uno scarso intreccio di rami all’interno delle fronde fa circolare meglio l’aria provocando meno muffe, funghi e parassiti.

L’albero si parte a potare dal basso, in modo che man mano che cadono i rami non si incastrino nella chioma, ma arrivino a terra, per poi raccoglierli e farli seccare o bruciarli subito. Non conviene lasciare un manto disordinato e marcescente sotto all’albero.

In primis vengono tagliati i “soffioni” di cui conosco solo questo termine (quello vero e scientifico mi sfugge), ossia tutti i raddoppi o le triplicazioni di ramificazione.

susino-potato-altezzaSi cercano di diradare i rami, in particolare di eliminare quelli che vanno verso l’interno, cercando di far si che l’albero si espanda verso l’esterno. Si tagliano ancora i rami troppo in alto, viene difficile raccogliere susine a 12 metri di altezza senza scale.

Gli attrezzi utilizzabili sono:

– forbici da potatura con o senza prolunghe

– sega a mano

– motosega (per i più fortunelli, viene così più facile segare rami molto alti dove arrampicati, tenendosi con una mano per non cascare viene difficile far forza con la sega a mano).

Come vestirsi:

Conviene mettersi vestiti da lavoro, che si possono strappare o sporcare, scarpe comode con una suola dura e che faccia presa sui tronchi. Sugli alberi spesso ci si deve muovere per vie forzate, badando a non cascare, rimanendo impigliati nei rami e nelle fronde. L’albero deve essere asciutto e dar la possibilità di arrampicarsi.

Uno dei sistemi migliori per imparare rimane comunque la pratica, prova il primo anno a potare l’albero e a vedere che succede, l’anno dopo farai meglio!

Qui di seguito una carrellata di foto dalla mattinata in giardino.